Il Programma GOL rappresenta una delle misure più ambiziose del PNRR per rilanciare l’occupazione in Italia, soprattutto in un momento storico segnato da trasformazioni profonde nel mercato del lavoro. L’obiettivo è chiaro: aumentare l’occupabilità delle persone attraverso un percorso personalizzato, centrato su tre pilastri fondamentali — orientamento, formazione e tirocini.
Orientamento: il punto di partenza per un nuovo inizio
Ogni percorso inizia con una fase di orientamento personalizzato, pensata per aiutare la persona a chiarire i propri bisogni, competenze, obiettivi professionali. Che si tratti di un disoccupato di lunga durata, di un lavoratore in cassa integrazione o di una donna in rientro nel mondo del lavoro, il primo passo è sempre quello di “mettersi a fuoco”: comprendere le opportunità, conoscere il mercato del lavoro, analizzare le competenze già possedute.
Questo processo, spesso accompagnato da colloqui con operatori specializzati, ha un valore enorme: mette la persona al centro e consente di costruire un progetto occupazionale su misura, evitando percorsi standardizzati e inefficaci.
Formazione: sviluppare competenze reali per un mercato che cambia
Una volta tracciata la rotta, entra in gioco la formazione, uno degli assi portanti del Programma GOL. Non si tratta solo di “studiare”, ma di acquisire competenze concrete, spendibili nel mercato del lavoro. I corsi previsti nel programma sono focalizzati su settori strategici come il digitale, la green economy, l’assistenza alla persona, i servizi alla comunità.
GOL punta molto anche sulla formazione per le transizioni, rivolta a chi deve cambiare settore o aggiornare le proprie competenze per non essere escluso da un mercato del lavoro in rapida evoluzione. Un ruolo centrale è svolto dai centri per l’impiego e dagli enti accreditati alla formazione, che collaborano per offrire percorsi qualificati e coerenti con i fabbisogni delle imprese.
Tirocini: sperimentare il lavoro sul campo
Infine, il programma GOL riconosce l’importanza dei tirocini come strumenti essenziali di politica attiva. Per chi è lontano dal mondo del lavoro, entrare in un’azienda e confrontarsi con la realtà lavorativa può rappresentare una vera svolta. Il tirocinio non è un semplice “periodo di prova”, ma una palestra in cui mettere in pratica le competenze acquisite e sviluppare soft skills, come il lavoro in gruppo, la gestione del tempo, la comunicazione efficace.
I tirocini previsti dal programma, se ben strutturati e monitorati, possono favorire inserimenti lavorativi reali, specialmente se accompagnati da incentivi per le imprese che assumono.